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Bhagavad Gita
La Gita è una dottrina di grande verità. Il suo messaggio è universale, elevato e non settario, nonostante sia parte della trinità delle scritture del Sanaatana Dharma, comunemente noto come Induismo. La Gita è molto semplice da capire in ogni lingua per una mente matura. Una lettura ripetuta con fede rivelerà tutte le idee sublimi contenute in essa. Si possono trovare piccole frasi enigmatiche qua e là, ma esse non hanno grande rilevanza sulle questioni pratiche o sul tema centrale della Gita. La Gita si occupa della sacra scienza metafisica. Impartisce la conoscenza del Sé e risponde a due domande universali: chi sono io e come posso condurre una vita piena di pace in questo mondo di dualità? È un libro di yoga, la crescita morale e spirituale della razza umana, basata sui principi cardine del pensiero Hindu.
Il messaggio della Gita arriva all’umanità a causa della mancanza di volontà di Arjuna nel compiere il suo dovere di guerriero, perché il combattimento avrebbe comportato distruzione e uccisioni. La non violenza, o Ahimsa, è uno dei principi fondamentali dell’Induismo. Tutte le vite, umane o non umane, sono sacre. Il discorso sempre vivo tra il Supremo Signore Krishna ed il suo devoto Arjuna non avviene in un tempio, o in una foresta isolata, o sulla cima di una montagna, ma su un campo di battaglia alla vigilia di una guerra ed è registrato nel grande poema epico di nome Mahaabhaarata. Nella Gita Sri Krishna consiglia ad Arjuna di alzarsi e combattere. Questo potrebbe generare incomprensioni riguardo ai principi dell’Ahimsa se non viene tenuto conto il contesto della guerra del Mahaabhaarata. Quindi, una breve descrizione storica è necessaria.
In tempi antichi, ci fu un re che ebbe due figli, Dhritaraashtra e Paandu. Il primo nacque cieco; di conseguenza, Paandu ereditò il regno. Paandu ebbe cinque figli: essi furono chiamati i Paandava. Dhritaraashtra ebbe cento figli. Essi furono chiamati i Kaurava. Duryodhana era il maggiore dei Kaurava.
Dopo la morte del re Paandu, il suo figlio maggiore divenne il regnante in carica. Duryodhana era una persona molto gelosa desiderosa di potere. Il regno fu diviso in due parti tra i Paandava e i Kaurava. Duryodhana non era soddisfatto della sua parte. Lui voleva l’intero regno per sé stesso. Mise in atto diverse orribili congiure, sempre senza successo, allo scopo di uccidere i Paandava e si rifiutò di restituire persino un acro di terra senza una guerra. Tutti i tentativi di mediazione da parte di Sri Krishna ed altri fallirono. La grande guerra del Mahaabhaarata fu quindi inevitabile. I Paandava furono costretti a partecipare malgrado non ne avessero volontà. Ebbero solo due possibilità di scelta: combattere per i loro diritti come facente parte del loro dovere oppure scappare via lontano dalla guerra ed accettare la sconfitta in nome della pace e della non violenza. Arjuna, uno dei cinque fratelli Paandava, si trovò di fronte al dilemma sul campo di battaglia perché non sapeva se combattere o scappare dalla guerra, in nome della pace.
Il dilemma di Arjuna è, in realtà, un problema universale. Tutti gli esseri umani si trovano di fronte a vari dilemmi, piccoli o grandi, nelle loro vite quotidiane, quando svolgono i loro doveri. Ma quello di Arjuna era molto grande. Dovette compiere una scelta tra il combattere una guerra e uccidere il suo più grande riverito guru che era nell’esercito avversario, molti cari amici, parenti stretti, e molti guerrieri innocenti; oppure scappare dal campo di battaglia per la causa della preservazione della pace e della non violenza. Tutti i settecento versi della Gita sono costituiti dal discorso tra Sri Krishna ed il confuso Arjuna sul campo di battaglia di Kurukshetra, vicino a Nuova Delhi, in India, circa 3100 anni prima di Cristo. Il discorso è narrato al re cieco, Dhritaraashtra, dal suo consigliere Sanjaya, come un rapporto di guerra di un testimone oculare.
L’obiettivo principale della Gita è aiutare le persone – che stanno lottando nell’oscurità dell’ignoranza – ad attraversare l’oceano della trasmigrazione e raggiungere la spiaggia spirituale della liberazione mentre stanno vivendo e lavorando nella società. L’insegnamento centrale della Gita è il raggiungimento della libertà dai legami della vita facendo il proprio dovere: Ricordati sempre della gloria e della grandezza del Creatore e compi il tuo dovere con efficienza senza essere attaccato ai risultati o da essi influenzato, anche se il tuo dovere può qualche volta richiedere di usare inevitabile violenza. Qualcuno nega o rinuncia al suo dovere nella vita per inseguire la causa della vita spirituale, mentre altri si sollevano dall’eseguire le pratiche spirituali perché credono di non avere tempo. Il messaggio di Krishna è quello di santificare l’intero processo della vita. Compi il tuo dovere come servizio all’umanità con uno stato d’animo spirituale. Per ottenere un tale stato mentale ci vogliono disciplina personale, buona condotta, servizio senza attaccamento, pratiche yogiche, meditazione, studio delle scritture, accompagnarsi con persone sagge e auto-investigazione, che purificano corpo, mente e spirito. Si deve imparare come stabilire il dominio sulla mente e sui cinque sensi (udito, tatto, vista, gusto, odorato) da parte dell’intelletto purificato. Si dovrebbe sempre ricordare che ogni lavoro è svolto dall’energia della natura e che non siamo noi a compiere le azioni, ma siamo solo lo strumento. Una persona dovrebbe sforzarsi per raggiungere l’eccellenza in ogni impresa, ma anche di mantenere l’equanimità tanto nel successo quanto nel fallimento, nel guadagno e nella perdita, nel dolore e nel piacere.
L’ignoranza delle leggi metafisiche è il più grande problema dell’umanità. Una scrittura, essendo la voce della trascendenza, non può essere adeguatamente tradotta. Il linguaggio è incapace e le traduzioni sono imperfette nello spiegare chiaramente la conoscenza dell’Assoluto.
OM TAT SAT
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